Cosa accadde al concerto dei Pink Floyd a Montréal nel 1977
Il 6 luglio 1977 presso l’Olympic Stadium di Montréal, il palco dei Pink Floyd divenne teatro di uno degli episodi più controversi e memorabili della loro carriera. Il tour, noto come “In the Flesh” o tour di “Animals”, era giunto alla sua ultima tappa in Nord America :contentReference[oaicite:2]{index=2}.
1. Lo stadio e la folla “selvaggia”
L’Olympic Stadium, soprannominato “Big O”, ospitava circa 78 000 spettatori per l’occasione, stabilendo un record di affluenza per quel luogo :contentReference[oaicite:3]{index=3}. L'ingresso libero nella zona prato favorì una massa di fan in fermento già molte ore prima dell’inizio.
- Ore 18:00: stadio già pieno per metà.
- Fan bevuti, scatenati e intenti a far esplodere fuochi d’artificio dentro lo stadio :contentReference[oaicite:4]{index=4}.
- Situazione tesa durante le canzoni acustiche, disturbate dagli scoppi e dai cori.
2. Roger Waters perde la calma
Durante Pigs on the Wing 2, Waters fu interrotto da fuochi d’artificio lanciati da un fan. Offeso, gli chiese di tacere, dicendo:
“If you want to let your fireworks off, go outside … I’m trying to sing a song” :contentReference[oaicite:5]{index=5}
Il pubblico reagì in parte osteggiando questi fan, ma la tensione aumentò.
3. Lo sputo che fece la Storia
Durante Pigs (Three Different Ones), un fan cercò di arrampicarsi sulle transenne. Waters, infuriato, lo invitò a farsi avanti e lo sputò in faccia :contentReference[oaicite:6]{index=6}. L’episodio fu immortalato da numerosi bootleg e testimoni oculari :contentReference[oaicite:7]{index=7}.
Lo sputo provocò disgusto tra i membri del gruppo; persino David Gilmour lasciò il palco, rifiutando di suonare il bis con Waters :contentReference[oaicite:8]{index=8}.
4. Il caos finale e l’ispirazione per “The Wall”
Il pubblico non voleva lasciare lo stadio: la band dovette improvvisare un secondo bis, Drift Away Blues, mentre il palco veniva smontato sotto la pressione degli spettatori :contentReference[oaicite:9]{index=9}.
Waters, sconvolto da ciò che era successo, parlò con il produttore Bob Ezrin e uno psichiatra, e intuì che si era creata una separazione netta tra lui e il pubblico. L’idea del muro cominciò a farsi strada :contentReference[oaicite:10]{index=10}.
5. Conseguenze artistiche
Quella tappa a Montréal è riconosciuta come catalizzatore per la genesi di The Wall, album-concept uscito nel 1979 :contentReference[oaicite:11]{index=11}.
Nella narrazione di Waters, lo spettacolo aveva perso autenticità: era diventato uno “scambio sado‑masochistico” tra band e fan :contentReference[oaicite:12]{index=12}. Il muro rappresentò la risposta a quel distacco emotivo.
6. Cosa resta oggi
Il Montreal ’77 è celebre tra i fan come uno show intenso, pesante e carico di energia esplosiva, ma anche di tensioni; molti lo definiscono il più aggressivo nella storia della band, con suoni più “sporchi” e toni saturi nei solo di Gilmour :contentReference[oaicite:13]{index=13}.
Historici ricordano anche i fuochi d’artificio lanciati da alcuni spettatori durante “Sheep” e “Pigs on the Wing” :contentReference[oaicite:14]{index=14}. Il risultato fu un evento tanto memorabile quanto drammatico.
7. Collegamenti d’approfondimento
Scopri di più su:
- La genesi di The Wall e il suo simbolismo.
- Il tour “Animals” nel suo insieme.
- L’Olympic Stadium di Montréal sul sito ufficiale Wikipedia.
Conclusione: il concerto del 6 luglio 1977 non fu solo uno show memorabile, ma la scintilla che portò a un capolavoro come The Wall. Una serata intensa, critica verso se stessi e verso il fenomeno della megastar da stadio.